Che odore ha un profumo? Ammesso che abbia senso chiedersi una cosa del genere. Perché poi come facciamo a ricordarceli, gli odori? O i profumi. A te piace chiamarli odori. È che la parola odore sembra portarsi dietro una sfumatura negativa, come se gli odori fossero sempre cattivi odori. Sarà anche il suono, la d, la r, breve e non accomodante, piatto, da pronunciarsi quasi a bocca chiusa. Profumo invece sa di profumo, finto, artificiale, creato, ma non secreto, dall’uomo. I nostri corpi producono odori, non profumi.
Ti sei svegliato con il suo odore ancora sulla mano. È vero, forse era l’odore di un profumo, lo shampoo probabilmente, ma per te era il suo. L’odore. Forse è solo il tuo tentativo di riabilitare l’uso della parola, che poi probabilmente non è mai stata “disabilitata” da nessuno.
Ci pensi adesso che l’odore è evaporato, e provi a venirne a capo, ma l’unica cosa che riesci chiaramente a ricordare sei tu che ricordi l’odore. Le immagini rimangono, magari sfumate o vignettate come nelle foto d’epoca, stessa cosa dicasi per i suoni, ma quando parliamo di olfatto si fa tutto più incasinato. Era un odore buono, ok. Era dolce. Di sicuro femminile. E delicato. Ma poi? Nello specifico? Mancano parole.
Era l’odore di un bacio. Se parlassimo di sapore, sarebbe quello di due salive impastate di alcolici e nicotina, ma non conta. Tempo dieci minuti e avrebbe già lasciato il posto a nuova saliva senza memoria e senza sentimenti.